‘Dire in poesia’ e musica jazz con Rita Pacilio e Luca Aquino
6 giugno 2009
(Il Sannio Quotidiano) – La casa editrice “LietoColle” è nota per il suo sforzo costante nella ricerca e nella valorizzazione di talenti letterari emergenti.
Una realtà editoriale, positivamente anomala, impegnata non nell’inseguire i grandi nomi, e nel creare casi editoriali con le mere strategie del marketing, ma nella emersione di nuovi autori e talenti, badando ai fondamentali creativi e artistici del fare letteratura.
Da questa breve premessa si comprende l’importanza dell’iniziativa che si svolgerà il 27 giugno, a Contrada Montebello (a due chilometri dal centro urbano di San Giorgio del Sannio), intitolata “Dire in poesia: fenomeno sociale?
Dibattito-letture di poesie-concerto jazz”.
Un evento che vedrà la partecipazione di personaggi impegnati nel mondo dell’editoria, autori e associazioni culturali da tutta la Campania. Li ricordiamo: Michelangelo Camelliti (editore), Diana Battaggia, Salvatore Contessini, Rita Pacilio (autrice e musicista sannita), l’associazione “Umanitas” (organismo di volontariato culturale dell’Università degli Studi del Sannio), Elide Apice (associazione culturale “Le mele di Adelaide”), la Biblioteca Comunale di San Giorgio del Sannio, Francesco Agresti, Maria Pina Ciancio, Fortuna Della Porta, Menotti Lerro, Francesca Moccia, Fausto Nicolini, Lucia Pinto, Rossella Tempesta, Francesco Maria Tipaldi, Ciro Vitiello.
Riportiamo il programma dell’evento: alle 18.30 “Letture con le voci poetiche presenti” (sessione di lavori particolarmente stimolante dato il calibro dei talenti presenti alla serata); alle 20 la chiusura dei lavori. E poi alle 20 aperitivo, cena e alle 22 la performance tra lirica e musica di Rita Pacilio, intitolata “Jazz in versi… e tulipani. Poesia e musica jazz: contaminazioni”. La letterata-cantante (che è autrice dei testi) sarà accompagnata da un gruppo di musicisti di straordinario valore: Luca Aquino, tromba/flicorno; Gianluca Grasso, pianoforte; Giovanni Francesca, chitarra.
Insomma un appuntamento che si preannuncia di grande interesse, da non perdere per tutti (e non sono pochi contrariamente a quel che si pensa) coloro che amano letteratura, poesia, musica.
Da sottolineare che il talento poetico e letterario di Rita Pacilio è ormai conclamato e apprezzato non solo dai critici letterari. Come espressione di una ispirazione sincera e di una capacità di creazione che non è estemporanea ma profondamente radicata in un percorso di ricerca letteraria, artistica, esistenziale, importante. Una abilità nel forgiare la musicalità e la versatilità preziosa della lingua poetica nell’esprimere contenuti profondi, esternata in diverse raccolte poetiche: “Luna, stelle… e altri pezzi di cielo”, “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare”, “Tu che mi nutri di amore immenso”, “Tra sbarre di tulipani”.
L’ultima raccolta, che abbiamo menzionato, colpisce il lettore per la ricomposizione nella potenza della versificazione dell’armonia difficile tra i vincoli della costrizione della libertà personale nella condizione di chi è tra le sbarre e l’anelito infinito di libertà che è nella potenza germinale della natura, nei tulipani. Fiori armonici e slanciati che svettano verso il cielo.
La Pacilio come ha notato il critico Fausto Nicoli sa coinvolgere coi suoi versi
“uniti da un comune procace sentimento, che mi hanno rinnovato l’emozione del primo grande amore letterario: la Salomé di Oscar Wilde, opera tra le più sensuali della storia della letteratura”. Liriche che parlano di amore e sensualità anche “quando si nasconde dietro ombre più sobrie, si coglie l’accenno che ammicca alla voluttà, l’espressione di carnalità. La Pacilio sembra s’impossessi del testo wildiano per rimescolarlo in versi con la sua sensibilità, partendo dall’elemento più seduttivo: la luna”. Una sensibilità poetica raffinatissima, impreziosita dal possedere una formazione culturale ampia, che abbraccia anche il fare musica. Un dato che non si riscontra in molti poeti e che pure si allaccia alla matrice germinale del poetare che è cantare liricamente. Poesia che non è monocorde esaltazione del sensualismo, che è pure rappresenta nota importante nell’arte della Pacilio. Ma è riflessione profonda nell’essenzialità, nella brevità elegante dei versi, sulla vita umana, sul senso dell’esistere, sulle sue contraddizioni, sui problemi, i dolori, le gioie, le speranze di ogni essere umano.
In cui assurge un rilievo importante e pregnante (e non è una contraddizione rispetto a quanto osservato dal Nicoli, come dimenticare che una simile dialettica, tra amore e trascendente è tanta parte di poesia e letteratura nei secoli, se non nei millenni della civiltà umana) la tensione verso la trascendenza, verso la dimensione etico-religiosa. Una molteplicità di ispirazioni che riescono ad essere magnificamente contenute ed esternate nella grazia lieve ed elegante dei suoi versi, grazie ad una tecnica di versificazione evidentemente raffinatissima, eppure non estenuata, non fine a se stessa, non virtuosamente e narcisisticamente esteriorizzata, ma proposta ai lettori in modo autentico, come trasmissione di sensibilità e contenuti, come scambio e comunicazione emotiva generosa e nobile.










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